venerdì 29 febbraio 2008
venerdì 15 febbraio 2008
UNICREDIT-CAPITALIA, E' NATA LA SUPERBANCA.
Il via libera dai cda delle due società, a Roma e Milano. la fusione dovrebbe essere completata all'inizio dell'ultimo trimestre 2007
La nuova banca da cento miliardi di capitalizzazione che nasce dalla fusione fra Unicredit e Capitalia, si chiamerà Unicredit Group e sarà il secondo più grande gruppo bancario europeo, il primo italiano e il primo dell'area Euro. Un gruppo che può contare su 9.200 sportelli, di cui circa 5.000 in Italia. Rimarranno in uso i nomi e i marchi degli altri istituti coinvolti e i marchi degli sportelli saranno differenziati per aree geografiche: al nord Unicredit, al centro Banca di Roma e Banco di Sicilia nell'isola. Il via libera è avvenuto in contemporanea dai cda delle due società, a Roma e Milano e la fusione dovrebbe essere completata all'inizio dell'ultimo trimestre 2007. Le assemblee straordinarie per l'approvazione dell'operazione sia terranno tra la fine di luglio e l'inizio di agosto. «È tutto fatto» ha detto Paolo Savona, vice presidente di Capitalia. «È una bella giornata» ha detto l'amministratore delegato di Ras-Allianz, Paolo Vagnone, che è anche uno dei 23 consiglieri di Unicredit.
AZIONISTI - La fondazione Cassa Risparmio Verona, Vicenza, Belluno e Ancona sarà il primo socio della superbanca che nascerà dalla fusione di Capitalia in Unicredit con il 3,9%. Secondo grande azionista sarà Munich Re (3,7%). Subito dopo vengono le altre grandi fondazioni storiche di piazza Cordusio come Crt (3,69%) e Carimonte (3,34%) mentre la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma avrà l'1,1%, la Manodori lo 0,9%, la Banco di Sicilia lo 0,6% e la Regione Siciliana lo 0,62%. Allianz avrà invece il 2,42%, Abn l'1,88% e Fondiaria Sai lo 0,77% mentre la Lybian Arab Bank lo 0,56%. Infine Generali conterà su una quota dello 0,42%.
IL VERTICE - Cesare Geronzi, attuale presidente di Capitalia, ricoprirà la carica di vice presidente vicario e presidente del comitato esecutivo del nuovo gruppo, e avrà la delega per le partecipazioni in Mediobanca, Generali, Rcs e Pirelli. Il nuovo vertice vicario di Unicredit prevedrà un consiglio di amministrazione di 24 persone al posto degli attuali 23. Presidente resterà il tedesco di HvB Dieter Rampl e amministratore delegato Alessandro Profumo. Il nuovo consiglio di amministrazione di Unicredit avrà quattro posti riservati ai soci capitolini, che saranno coperti da Cesare Geronzi e dai rappresentanti di Fonsai, Fondazione Manodori e Regione Sicilia, con Salvatore Mancuso, attuale rappresentante della regione nel Cda di Capitalia. Abn Ambro non siederà nel board, secondo quanto riferito dal presidente del patto di sindacato di via Minghetti, Vittorio Ripa di Meana.
CONCAMBIO - Con il concambio di 1,12 titoli Unicredit per ogni azione Capitalia deciso dai due cda, il titolo dell'istituto romano viene valorizzato, ai prezzi di Borsa di venerdì, 8,41 euro, ben al di sopra delle ultime quotazioni. Le azioni Unicredit venerdì, prima della sospensione, erano infatti quotate a Piazza Affari 7,51 euro mentre quelle Capitalia erano scambiate a 7,97 euro.
MEDIOBANCA - In relazione alla partecipazione in Mediobanca, le due società hanno l'obiettivo di scendere entro la fine del 2007 a quota 9,39% dando mandato alla società di vendere l'eccedenza «anche in favore di nuovi investitori che non conducano attività che possano determinare conflitti di interesse con Mediobanca». È quanto riporta il comunicato congiunto di Unicredit e Capitalia, primi azionisti di Piazzetta Cuccia.
SI DIMETTE ARPE - E come previsto, l'amministratore delegato di Capitalia Matteo Arpe ha rassegnato le dimissioni dall'incarico. L'uscita da via Minghetti sarà operativa dal 31 maggio. In una nota, il cda di Capitalia ha «sentitamente ringraziato il dottor Arpe per lo straordinario lavoro svolto, negli ultimi cinque anni, con capacità e determinazione e gli augura un futuro ricco di altrettanti successi e soddisfazioni». «Ho confermato al presidente la mia disponibilità a rassegnare le dimissioni al fine di rendere possibile un'aggregazione che può sicuramente rappresentare per la nostra banca e il sistema finanziario italiano ed europeo un'ipotesi di straordinario valore e significato». Così Matteo Arpe ha motivato le sue dimissioni dal gruppo romano. «La posizione di una singola persona - spiega in una lettera indirizzata al presidente, al cda, al collegio sindacale autorizzandone la pubblicazione - benché sia noto il mio attaccamento professionale e umano a questo gruppo e alle persone che vi lavorano, la considero sicuramente marginale».
21 maggio 2007
AZIONISTI - La fondazione Cassa Risparmio Verona, Vicenza, Belluno e Ancona sarà il primo socio della superbanca che nascerà dalla fusione di Capitalia in Unicredit con il 3,9%. Secondo grande azionista sarà Munich Re (3,7%). Subito dopo vengono le altre grandi fondazioni storiche di piazza Cordusio come Crt (3,69%) e Carimonte (3,34%) mentre la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma avrà l'1,1%, la Manodori lo 0,9%, la Banco di Sicilia lo 0,6% e la Regione Siciliana lo 0,62%. Allianz avrà invece il 2,42%, Abn l'1,88% e Fondiaria Sai lo 0,77% mentre la Lybian Arab Bank lo 0,56%. Infine Generali conterà su una quota dello 0,42%.
IL VERTICE - Cesare Geronzi, attuale presidente di Capitalia, ricoprirà la carica di vice presidente vicario e presidente del comitato esecutivo del nuovo gruppo, e avrà la delega per le partecipazioni in Mediobanca, Generali, Rcs e Pirelli. Il nuovo vertice vicario di Unicredit prevedrà un consiglio di amministrazione di 24 persone al posto degli attuali 23. Presidente resterà il tedesco di HvB Dieter Rampl e amministratore delegato Alessandro Profumo. Il nuovo consiglio di amministrazione di Unicredit avrà quattro posti riservati ai soci capitolini, che saranno coperti da Cesare Geronzi e dai rappresentanti di Fonsai, Fondazione Manodori e Regione Sicilia, con Salvatore Mancuso, attuale rappresentante della regione nel Cda di Capitalia. Abn Ambro non siederà nel board, secondo quanto riferito dal presidente del patto di sindacato di via Minghetti, Vittorio Ripa di Meana.
CONCAMBIO - Con il concambio di 1,12 titoli Unicredit per ogni azione Capitalia deciso dai due cda, il titolo dell'istituto romano viene valorizzato, ai prezzi di Borsa di venerdì, 8,41 euro, ben al di sopra delle ultime quotazioni. Le azioni Unicredit venerdì, prima della sospensione, erano infatti quotate a Piazza Affari 7,51 euro mentre quelle Capitalia erano scambiate a 7,97 euro.
MEDIOBANCA - In relazione alla partecipazione in Mediobanca, le due società hanno l'obiettivo di scendere entro la fine del 2007 a quota 9,39% dando mandato alla società di vendere l'eccedenza «anche in favore di nuovi investitori che non conducano attività che possano determinare conflitti di interesse con Mediobanca». È quanto riporta il comunicato congiunto di Unicredit e Capitalia, primi azionisti di Piazzetta Cuccia.
SI DIMETTE ARPE - E come previsto, l'amministratore delegato di Capitalia Matteo Arpe ha rassegnato le dimissioni dall'incarico. L'uscita da via Minghetti sarà operativa dal 31 maggio. In una nota, il cda di Capitalia ha «sentitamente ringraziato il dottor Arpe per lo straordinario lavoro svolto, negli ultimi cinque anni, con capacità e determinazione e gli augura un futuro ricco di altrettanti successi e soddisfazioni». «Ho confermato al presidente la mia disponibilità a rassegnare le dimissioni al fine di rendere possibile un'aggregazione che può sicuramente rappresentare per la nostra banca e il sistema finanziario italiano ed europeo un'ipotesi di straordinario valore e significato». Così Matteo Arpe ha motivato le sue dimissioni dal gruppo romano. «La posizione di una singola persona - spiega in una lettera indirizzata al presidente, al cda, al collegio sindacale autorizzandone la pubblicazione - benché sia noto il mio attaccamento professionale e umano a questo gruppo e alle persone che vi lavorano, la considero sicuramente marginale».
21 maggio 2007
IL MUTUO TE LO RIGOZIO IO
La rata del mutuo si fa sempre più salata. Dopo l’impennata di fine novembre, la settimana scorsa l’Euribor, il parametro a cui sono indicizzati i prestiti ipotecari a tasso variabile, ha sfondato la soglia del 5 per cento (era a quota 4,89% ed è salito al 5,02%). Il balzo rispetto a fine novembre è dello 0,13% ma la corsa era iniziata ben prima e il risultato è che i mutui a tasso variabile (che sono il 90% del totale erogato) stanno diventando sempre più cari. Dunque per le 430 mila famiglie italiane, che secondo l’ultimo rapporto del Censis sono in difficoltà con il pagamento della rata, l’Euribor diventa un incubo.
Cosa fare per rendere più leggero il fardello del mutuo? Di fronte allo spettro del caro-tassi molte famiglie scelgono la via della rinegoziazione e dunque cercano di modificare le clausole del mutuo già acceso per ottenere dalla banca condizioni migliori. Per esempio, è possibile passare dal tasso variabile al tasso fisso, diminuire lo spread (in pratica la percentuale di guadagno della banca) oppure allungare la durata del prestito per spalmare su più anni la rata e dunque renderla più leggera.
Secondo l’Abi nei primi nove mesi dell’anno i mutui rinegoziati sono stati ben 42 mila. Un numero destinato a salire data la crescente disponibilità delle banche. Intesa Sanpaolo ha contattato via mail 80 mila mutuatari potenzialmente a rischio per proporre loro la rinegoziazione del contratto. Le concorrenti Unicredit e Monte dei Paschi di Siena hanno avviato iniziative analoghe. Unicredit ha contattato 15 mila clienti in difficoltà con la rata da pagare alla fine di ogni mese mentre Mps ha avviato una politica di rinegoziazione del mutuo a costo zero. Ma anche gli istituti di credito più piccoli stanno proponendo soluzioni più convenienti. La forte richiesta delle rinegoziazioni è trainata anche dai costi più contenuti rispetto a quelli che pesano sulla sostituzione e sulla portabilità del mutuo (detta anche surrogazione), vale a dire le altre due strade che può imboccare chi vuole allentare il cappio del mutuo. La rinegoziazione costa meno perché per modificare le condizioni in genere non è necessario rivolgersi a un notaio.
In crescita è anche il numero di famiglie che hanno scelto di sostituire il mutuo vecchio con uno nuovo e rompere dunque i ponti con il vecchio istituto di credito che aveva erogato il prestito per la casa. «Da giugno di quest’anno le richieste di sostituzione sono balzate al 35% del totale», spiega Roberto Anedda, direttore marketing di MutuiOnline. «Fino a un anno e mezzo fa si fermavano al 5%, mentre due anni fa erano soltanto un misero 2%». Secondo Anedda anche la mancanza di chiarezza sulla surrogazione del mutuo, la procedura con cui il mutuatario contrae con un’altra banca un nuovo mutuo e utilizza il finanziamento per chiudere il vecchio mutuo, sta spingendo molto i mutui di sostituzione. Introdotta dal decreto Bersani quasi un anno questa pratica è ancora difficoltosa: «Le famiglie indebitate per la casa hanno capito che potevano surrogare il proprio mutuo ma di fronte agli ostacoli di questa procedura hanno scelto soluzioni più semplici come la rinegoziazione e la sostituzione», spiega Anedda.
E sul mercato dei prestiti sono presenti da qualche tempo operatori molto competitivi che propongono mutui di sostituzione. Ing Direct ha lanciato già nel 2006 un prodotto ad hoc molto semplice, a buon mercato e senza costi aggiuntivi per chi vuole cambiare. Il mutuo arancio di sostituzione ha registrato 50 mila richieste e nel 2007 ha erogato circa 360 sostituzioni al mese per arrivare al picco di novembre quando è stata raggiunta quota mille.
Autore:Sandra Riccio
Professione: giornalista
Pubblicato su. LASTAMPA.it
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